
L'evoluzione della Serie A
C’è in corso una evoluzione della nostra Serie A che passa inosservata ai più, eppure è sotto gli occhi di tutti. Il nostro campionato è sempre meno livellato, le squadre in alto fanno sempre più punti e quelle in basso fanno sempre meno punti. Ovviamente questo è un grosso aspetto negativo per quanto riguarda l'attrattività di un campionato. Prendete la Premier League in cui le squadre in campo si livellano spesso.
Poi in Europa anche le inglesi, come noi, non riusciranno a trionfare, eppure il loro campionato è più seguito della Champions League. In parole povere noi non avremo un miracolo alla Leicester per intenderci. Un dato è assai significativo: ci sono sempre meno pareggi. Soltanto il 20% delle gare di quest'anno sono finite X, contro il 25% dello scorso anno e addirittura il 32% di due anni fa. Questo a mio avviso accade per due motivi. In primis le squadre top hanno rose così larghe che se anche sbagliassero alcuni acquisti sarebbero comunque nella condizione di prevalere contro le più deboli. Il secondo motivo è quello più grave. Negli ultimi anni retrocedono spesso le squadre che sono salite dalla B. Questo perché spesso allestiscono (si fa per dire) rose imbarazzanti, con giocatori mai sentiti neanche dagli allenatori stessi. Retrocedere oggi non è così un problema visto il paracadute economico che la Lega riserva alle squadre che vanno in B. Sembra che andare in A sia un'opportunità per poter retrocedere.
Anche quest'anno sembrano già spacciate Pescara e Crotone, salite lo scorso anno. L'altra neopromossa, il Cagliari (ma ci metterei anche Empoli, Udinese e Bologna) non è invischiato nella lotta per non retrocedere solo perché Zamparini ci sta mettendo tutti i mezzi per mandarci il Palermo. L'Empoli si permette di poter cedere come se nulla fosse uno come Saponara a gennaio, inoltre per una cifra tutt'altro che monstre. Il Bologna è capace di perdere in casa in doppia superiorità con il Milan, o di prendere 3 gol in 4 minuti con la Sampdoria.
Adoro la pluralità di rappresentanza, e in Serie A mi piacerebbe vedere non 20, ma 30 squadre. Ma non è possibile. Semplice. Si perde in competitività. Lotito, l'ultimo dei simpatici, non aveva torto sul fatto che le 20 squadre possano essere un problema. Tutti ad inveire e a pensare solo che lo dicesse per i diritti tv. Ma qui si perde in appetibilità: a chi interessa un campionato dove per essere favorito ti basta avere qualche punto in più dell'altra? A chi interessa un campionato che ha da offrirti solo i match tra le big? A chi interessa un campionato in cui già a dicembre, puntualmente, ci sta un lotto di 7/8 squadre che non ha più obiettivi realizzabili? E in quest’ultimo caso che attendibilità possano avere le solite leggere partite di primavera?
L'unica favola rimasta è l'Atalanta, che Percassi sta già meticolosamente smantellando viste le cessione di Gagliardini, Caldara e ci aggiungo già Kessiè. I bergamaschi sono state tra le poche compagini capaci di battere anche avversari più forti, ribaltando il pronostico. Il resto è davvero poca roba, una sorta di tutto va come deve andare, che ti allontana dal modello inglese e ti accosta, che so, a quelli maltesi, ciprioti o svizzeri. Tutti campionati a cui a nessuno importa qualcosa.
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