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Chiediamo scusa alla Serie A

Chiediamo scusa alla Serie A

Io in primis non ero stato molto tenero nei confronti della Serie A

E tuttora credo che non mi sbagliavo tanto: troppo divario tra big e piccole, squadre di metà classifica che si sforzavano il tanto necessario, percentuale di pareggi che scende terribilmente (e tale indice, se verso il basso, indica una competitività non proprio eccelsa). Diciamolo, non era stato una grande avvio in tal senso: di certo al vertice la lotta sembrava più avvincente, ma il resto sembrava non proprio il massimo. Il Benevento è ancora la peggiore ultima in classifica dei 5 top campionati.

Ma la giornata appena trascorsa ha riservato dei cambi di rotta. Si parte da uno scoppiettante Juventus - Lazio: se i tifosi zebrati saranno ancora con il musone, di certo gli amanti delle belle partite si sono riempiti gli occhi vedendo una gara così avvincente, tra rimonte, legni,e Var. Si, mettiamoci anche il Var, che se a volte infastidisce perchè strozza un'esultanza, dall'altro lato regala degli attimi di cinematografica suspance, come in occasione del rigore di Dybala. E soprattutto il Var sta spazzando una cosa, in modo sempre più determinante: i capannelli attorno all'arbitro iniziano a scemare, ad essere meno concitati, perchè i giocatori sono consapevoli che al 95% le immagini sono più determinanti di una loro protesta, figlia della foga e della poca lucidità. 

Si arriva a sabato sera, e mentre siete lì ad inventare alla vostra ragazza una febbre inesistente (avete messo il termometro a contatto con la borsa dell'acqua calda, vero?), siete in tempo per godervi un Roma - Napoli che mai era stato così decisivo negli ultimi anni. E' vero, "ottobre" e "decisivo" sono due parole che non vanno di pari passo, ma la sfida dell'Olimpico era di cruciale importanza. La Roma doveva capire se, malgrado i mille infortuni poteva stare dietro al Napoli, e gli uomini di Sarri dovevano capire se potevano vincere anche soffrendo, aldilà del gioco. La spunta Insigne, sempre più uomo simbolo di questo Napoli, permetticelo Marek. Partita gradevolissima, con continui ribaltoni, alla fine Napoli festeggia: è primato solitario. Arriveranno pure i complimenti di Pep Guardiola, non proprio uno qualunque.

Ma il pezzo forte, a mio parere, è il derby di Milano: alla fine di un'altalena entusiasmante a cadere è il Milan, mentre è l'Inter a toccare il cielo con un dito. Icardi ha mostrato cosa vuol dire avere un rapace in area. Invece il Milan ha dimostrato che è un'ottima squadra, ma che serve tempo. E chi si accanisce su Montella ci capisce ben poco: sarà un caso che le prime due in testa sono le squadre che hanno cambiato di meno? Figuratevi il Milan. Ci vuole tempo par trovare la famosa quadratura del cerchio e la forma, con annessa autostima, dei suoi uomini migliori. L'intesa non è qualcosa che puoi comprare: serve tempo. Chiunque ci sia in panchina.

Non solo le big divertono

Anche le gare di bassa-metà classifica hanno denotato un agonismo diverso, un gioco livellato verso l'alto, un'intensità che era divenuta merce rara. Crotone - Torino, Cagliari - Genoa, Sampdoria - Atalanta sono state tre gare dove non si è smesso di correre un solo secondo. Anche la tanto vituperata Fiorentina sta trovando una sua continuità. Ma la palma della migliore outsider la do al Bologna, piazza troppo importante a fronte di risultati troppo poco adeguati negli ultimi anni. La squadra di Donadoni convince e finalmente diverte: sembra che Palacio abbia dato il sale del campione ad una piazza che aveva bisogno di un leader dai tempi di Diamanti.

Adesso la giornata si chiuderà con un Verona - Benevento che rischia di stravolgere il mio discorso. Magari mi sbaglio, ma ho la sensazione che invece sarà una gara godibilissima, dove entrambe le formazioni sputeranno sangue per prevalere.  E' una mia idea, d'altronde siamo su un sito di pronostici e quindi mi concedo il lusso di sbilanciarmi.

Ritratto di andreatorrisi.at

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