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Questo pazzo, pazzo, pazzo, pazzo campionato

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Chi l'avrebbe mai detto? No, ditemi, chi avrebbe mai pensato che finalmente la Serie A avrebbe riavuto un vertice così affollato? 3 squadre in 2 punti. Poi se la Roma dovesse vincere quel turno in sospeso che ha con la Sampdoria, che si disputerà comunque a gennaio, potremmo avere 4 squadre sempre in quella strettoia lì. Ne sta di certo guadagnando un campionato che da tanti anni è abituato ad avere sempre una sola squadra al comando. Sempre quella Juventus che oggi sembra esser tornata su ritmi cannibalistici, ma che deve guardarsi da avversarie agguerrite.

La Vecchia Signora, pur essendo seconda, è di certo la squadra più in forma del momemto: sei gare senza subire gol, già 44 gol in 17 partite. Un ruolino di marcia che rispecchia la forza d’urto del reparto offensivo della Juventus. Ci si chiede quando rientrerà su certi ritmi pure Dybala cosa puo’ succedere a quel reparto lì davanti, che sta scoprendo un Douglas Costa funambolo e che sta per riabbracciare pure quel Pjaca lì che ha tanto bisogno di giocare. Di sicuro Allegri sta riuscendo ancora nel suo intento: partire come un diesel, per dare il meglio nei mesi invernali. Ma vedremo se glielo lasceranno fare. Chiave importante per descrivere questa svolta è di certo esser passati a 3 a centrocampo, dando così a Pjanic più libertà di diegnare geometrie e non di correre per due.

Chiamati all’impresa di sfrecciare davanti ai campioni d’Italia è l’attuale capolista, quel Napoli che ha fatto stropicciare gli occhi a tutta Italia con il suo gioco. Di certo  gli infortuni di Ghoulam e Milik, qualche momento appannato di troppo di Hamsik e gli acciacchi di Insigne hanno puntato ancora una volta il dito contro quel problema che ogni anno a Napoli sembra ripresentarsi: la rosa corta. Basta guardare le sostituzioni: Sarri cambia, a gara in corso, solo il centrocampo. Perchè delle altre riserve non si fida allo stesso modo. Mertens ha fatto tutti i minuti. Quando si è fatto male Insigne in attacco è stato adattato Zielinski. Il polacco dove lo metti fa bene, ma mi chiedo allora cosa ci stanno a fare Ounas e Giaccherini. Mi chiedo se una squadra che vuole lottare fino alla fine puo’ avere in un Maggio riadattato il sostituto di Ghoulam. Secondo me con il mercato invernale potremo capire tante cose: se arriverà solo Inglese o se arriverà anche qualche rinforzo, sulle fasce soprattutto, sia di difesa che d’attacco. A patto che poi Sarri gli dia fiducia. Vedremo.

Poi c’è quell’Inter lì che con la sua solidità ha riscosso parecchi positivi. Ha avuto di sicuro qualche episodio a favore in termini di fortuna e di gare risolte alla fine, ma la fortuna la trova solo chi è audace nel crederci. E i nerazzurri lo sono stati. Grazie a Spalletti che ha coeso l’ambiente. Il tecnico di Certaldo ha fatto capire che se si vuole arrivare lontani e in alto bisogna avere un profilo basso, lavorare e sentirsi tutti dentro ad un unico gruppo. Da Icardi al magazziniere. Da qui i miglioramenti su Santon e Ranocchia per dirne due, all’attaccamento al progetto di Perisic. Però da qualche gara l’Inter sembra aver perso qualche certezza. Le gare contro avversari friulani hanno acceso un campanello d’allarme. Pordenone e Udinese hanno scoperto dei difetti che questa squadra sembrava non avere. Sono difatti curioso di vedere la reazione degli uomini di Spalletti.

Poi ecco la Roma, che ha trovato in Di Francesco un’arma in più. L’ex Sassuolo ha il merito di aver imposto la sua autorità in un ambiente difficile come quello giallorosso. Però la gara contro il Cagliari ha mostrato qualche perplessità. Dzeko sembra non desiderare, o quantomeno non trovare positiva, la presenza di una attaccante simile a lui di fianco. Già il bosniaco è protagonista di un digiuno sostanzioso, inoltreSchick sembra poter giocare ovunque ma non esterno a destra. Monchi non ha voluto farselo scappare, ma il ceco sembra non avere una collocazione in questo 433. Forse in un 4231 potrebbe giocare proprio dietro Dzeko. A mio avviso dalla risoluzione di questo enigma puo’ passare gran parte della stagione dei romani.

Dietro a queste 4 squadre c’è una Lazio che continua a fare bene. Stavolta non sono dei presunti torti arbitrali a fermarla, ma un’Atalanta cinica di cui non mi capacito dove possa arrivare. O questa rosa è davvero di un gran livello o Gasperini è un mago. O e entrambi. Nel match tra queste due squadre un nome su tutti: Milinkovic-Savic. Il serbo che fino a 14 anni giocava a pallacanestro e che sembra adesso poter segnare anche se la porta fosse un semplice canestro. Per portarlo via da Lotito servono 3 cifre. Lo sanno tutti in Europa.

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Capitolo a parte sul Milan: non sparerò sulla croce rossa. Il punto è che c’è davvero poco su cui discutere. Questo Milan sta capendo che gli strombazzamenti estivi hanno creato molte delle difficoltà odierne. Sia chiaro, la stampa ha fatto il suo, per come richiede il suo lavoro, ma la nuova dirigenza non sembra essersi sottratta a questo gioco, anche giusto per sentirsi gratificata del proprio lavoro. Il risultato è che c’è una squadra senza capo ne coda, non c’è un ambiente rinsaldato in un’unica direzione. Tutti pongono il dito sul caso Donnarumma, io invece trovo più grave l’uscita di Mirabelli quando dopo la gara con la Sampdoria condannò il gioco di Montella. Non aiuti la tua squadra se stendi i panni fuori lo spogliatoio. Tra l’altro vediamo quanto ieri non fosse colpa di Montella, così come oggi non è colpa di Gattuso (in un mio articolo avevo denunciato quanto Gattuso rischiasse in questa avventura). Bisogna puntare nettamente su uno solo dei fronti, onorare gli altri due e ripartire l’anno prossimo, magari anche senza coppe, e spostare altrove la luce dei riflettori, liberandosi di qualunque situazione negativa.

Sembra invece arrestata la marcia della Sampdoria di Giampaolo che dopo la gran gara contro la Juve non ha più vinto. Percorso inverso per l’Udinese di Oddo che sembra letteralmente risorta. Bravo Massimo, io non lo avrei creduto. Come sembra aver rivoltato come un calzino Iachini con il suo Sassuolo. Ma per volare ha bisogno di una cosa: rivalutare Berardi. E’ inspiegabile come si sia involuto. Continuano le avventure altalenanti di Pioli e Mihajlovic i quali non riescono proprio ad imporsi e ad elevarsi di livello. Se il primo fa parte comunque di un progetto ridimensionato, al secondo invece si era cucita una signora squadra. Eppure non si decolla. Forse il serbo a giugno avrà bisogno di cambiare aria.

Chievo, Bologna e Cagliari continuano il loro campionato sereno. Soprattutto la squadra di Donadoni mi sembra avere qualcosina in più, per via di un attacco che spesso accende la luce grazie soprattutto a Verdi e Palacio. Forse un filotto di vittorie potrebbe proiettare davvero i felsinei verso il 7/8° posto, visto che davanti non ha squadre che stiano facendo chissà cosa di meglio.

La lotta per non retrocedere si fa invece sempre più calda. L’harakiri in casa del Benevento contro la Spal a mio avviso sancisce tanto per i campani. Come possono fare 25 punti nel girone di ritorno? Dovrebbe arrivare un Recoba per reparto. Menziono l’uruguayano perché il suo innesto in un mercato invernale di poco meno di 20 anni fa permise al Venezia di raggiungere una salvezza insperata. Uno solo Chino non basterebbe qui. Anche perché la Spal è riuscita a vincere lo scontro diretto, il Verona ha schiantato il Milan, e Genoa e Crotone sembrano aver trovato una quadra positiva con Ballardini e Zenga. Chiusura su quest’ultimo: sono contento che Walter Zenga sia rientrato nel nostro campionato.

Spesso l’Uomo Ragno viene associato per i suoi commenti un po’ variopinti quando commentava la nostra Nazionale in tv, ma la gente dimentica di come allenò alla grande il Catania, di come vinse in Romania e Serbia, che fu chiamato pure in Turchia, negli Emirati Arabi e lo scorso anno, con grande umiltà, in B in Inghilterra. Due passaggi a vuoto: l'esperienza alla Samp e al Palermo. Se Ferrero mesi dopo ammise di aver sbagliato a cacciare Zenga, il tecnico del Crotone, sempre con grande umiltà, giusto ieri ha ammesso come sbagliò ad andare via dal Catania, e andare al Palermo, poichè invece sarebbe stato meglio rimanere sotto l'Etna e crescere.

In un mondo in cui allenatori falliscono obiettivi mai falliti in 60 anni, c’è ancora chi ha la coscienza di ammettere uno sbaglio. Bravo Uomo Ragno.

 

Ritratto di andreatorrisi.at

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